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RICORDIAMOLI INSIEME
- Montelapiano, Piazza Palazzo, 20 agosto 2005:
Cerimonia di inaugurazione monumento in commemorazione
dei Martiri del 16 novembre 1943
 
Il Saluto del Sindaco Arturo Scopino (leggi)
Messaggio della Presidenza della Repubblica
(leggi)
Intervento di Osvaldo Marchetti, promotore
dell'iniziativa (leggi)
Primo intervento di Maria Grazia Marchetti,
Presidente del Comitato Civico Cittadino - Motivazioni
della manifestazione "Ricordiamoli insieme"
(leggi)
Intervento-testimonianza di Guido Saltelli
(leggi)
Intervento di Maria Lucrezia Rinaldi, redattrice
dell'opuscolo "Montelapiano Racconta ...
"
Secondo intervento di Maria Grazia Marchetti -
Presentazione dell'artista e dell'opera commemorativa
(leggi)
Intervento del'artista Igina Colabucci Balla
(leggi)
Il Saluto del Sindaco Arturo Scopino
Con le note della marcia "Montelapiano",
scritta dal concittadino Ernesto Fantini, Vice
Direttore della Banda della Guardia di Finanza,
ho l'onore di dare inizio alla manifestazione
commemorativa "Ricordiamoli Insieme".
Anzitutto do il benvenuto a tutte le Autorità
Politiche, Civili, Militari e Religiose presenti,
un saluto particolare è rivolto a Sua Eccellenza
il Ministro Remo Gaspari, al Presidente della
Provincia di Chieti Senatore Tommaso Coletti,
ai Sindaci del Comprensorio, al Sindaco di Villa
Santa Maria che ci onora con la presenza del gonfalone
comunale, città che condivise con il nostro
Comune, all'epoca frazione di Villa Santa Maria,
quei tragici eventi, alle Signore e Signori qui
convenuti.
Ringrazio la Presidenza del Consiglio della Regione
Abruzzo, la Provincia di Chieti e la Comunità
Montana Valsangro per aver concesso il Patrocinio
alla manifestazione, lo Stato Maggiore della Difesa
per aver disposto l'invio di un picchetto d'onore,
la Fondazione della Cassa di Risparmio della Provincia
di Chieti per la concessione di un contributo,
il Comitato Civico Cittadino e il Centro Letterario
e Artistico Michele Marchetti per aver promosso
l'iniziativa, l'artista Igina Colabucci Balla
per essere stata capace di realizzare l'opera
con adesione personale alle tematiche della circostanza,
l'Architetto Alessandro Viola per aver progettato
il basamento della scultura, l'archeologa Maria
Lucrezia Rinaldi per aver redatto l'opuscolo "Montelapiano
Racconta ...", le maestranze che si sono
adoperate per la realizzazione del monumento,
i cuochi di Montelapiano per la preparazione del
cocktail di benvenuto e tutti coloro che hanno
contribuito per organizzare e celebrare questa
commemorazione.
La presenza di tante personalità illustri,
oggi qui convenute, accresce il valore, già
di per sé grande, di questa manifestazione.
Sono onorato di ospitarvi a Montelapiano dove
potrete constatare, come in altri Comuni della
nostra Regione, il calore, la stima e l'affetto
di cui è capace la nostra terra verso i
suoi figli migliori.
In considerazione della mia giovane età,
per onorare, a nome di tutti i concittadini, la
memoria dei sei Martiri di Montelapiano che il
16 novembre 1943 caddero vittime dei nazisti,
debbo rifarmi unicamente alle risorse della Storia.
Essa nel suo puntuale rigore scientifico ed attraverso
informazioni assunte da me personalmente nell'ambito
della mia stessa famiglia oltre che tra le persone
appartenenti ad altre famiglie di Montelapiano,
mi ha documentato la tragica situazione bellica
che si abbatté sul nostro Paese e, quindi,
su tutti i nostri paesani in quel brutto periodo
1943-1944, in cui un intero esercito si dissolse,
mentre lutti ed orrori ad opera dell'occupazione
tedesca lacerarono tra l'altro anche le popolazioni
e le terre d'Abruzzo.
Ne pagarono così lo scotto, con la propria
vita, il Sergente Maggiore Ermete Scopino, i Soldati
Cristoforo Marchetti, Giustino Piccoli e Pietro
Piccoli, i Civili Sabatino Fantini e Carlo Scopino,
i quali, nel tentativo di riscattare tante rovine,
tante lotte, tante brutture e tante violenze,
scrissero con il proprio sangue la gloriosa epopea
dei figli di Montelapiano e morirono fucilati
sul Ponte Turcano in Villa Santa Maria la sera
del 16 novembre 1943.
Rispondendo al dovere morale della memoria, questa
Amministrazione Comunale ha inteso offrire il
proprio contributo per favorire la ricostruzione,
il ricordo, la testimonianza di quei momenti,
per approfondire, ricercare, tramandare, con essi,
quelle che potremmo definire le identità
e la memoria del nostro territorio.
Conoscere il passato aiuterà i giovani
a comprendere il presente e ad agire in esso,
a costruirsi una identità ricca e variegata,
a riconoscere le radici storiche di questioni
che toccano quotidianamente la loro vita.
Abbiamo voluto ricordare quella tragedia affinché
non possa ripetersi, affinché il ricordo
ci dia la forza di costruire, nel nome della democrazia
e della libertà un mondo di pace e di amicizia
fra i popoli.
Quale Primo Cittadino mi impegno ad ottenere,
per il Comune di Montelapiano, dal Consiglio Comunale
e da tutte le Autorità competenti il riconoscimento
del 16 novembre come Solennità Civile a
partire dal corrente anno 2005.
Ai nostri Martiri e per i nostri Martiri, Viva
Montelapiano, Viva l'Italia!
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Messaggio della Presidenza della Repubblica
La manifestazione commemorata "Ricordiamoli
insieme" riunisce le generazioni nella riflessione
e nel ricordo dei sei cittadini barbaramente trucidati.
La memoria di quei drammatici eventi ci aiuta
a proseguire nell'impegno in difesa dei valori
di libertà, di giustizia e di solidarietà
che sono alla base della nostra democrazia.
Con questi sentimenti il Presidente della Repubblica
invia a Lei, Egregio Sindaco, alle Autorità
e a tutti i presenti un saluto partecipe, cui
unisco il mio personale.
Gaetano Gifuni
Segretario Generale Presidenza Repubblica
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Intervento di Osvaldo Marchetti, promotore
dell'iniziativa
Da ragazzo, durante le estati in cui ritornavo
nei luoghi d'origine, ero solito con amici andare
in bicicletta presso la chiesa Santa Maria in
Basilica di Villa Santa Maria: giocavamo ad attraversare
il fiume Sangro saltellando da un sasso all'altro
e a fare le corse con la bicicletta. Così
scoprii che dietro l'abside di quel tempio c'era
un luogo strano all'ombra dei cipressi, con tanti
tumuli di terra, un cimitero diverso da quelli
comuni, un luogo che non desta impressione ma
che induce alla sosta e alla meditazione. Mamma
mi raccontò dell'accaduto quando gliene
parli. Questo è stato il mio primo approccio
con la nostra triste vicenda. Il fatto dovette
colpirmi molto, anche perché tra gli altri
sventurati c'era il papà di un mio compagno
di gioco e cugino: non mancava volta, quando mi
recavo presso la Basilica che non andassi a passare
un poco di tempo tra quei tumuli.
Negli anni della maturità mi chiedevo come
mai un ricordo, una menzione di questo fatto non
fosse da nessuna parte di Montelapiano, quasi
la cosa fosse da dimenticare o riguardasse altri,
oppure continuasse a far parte di quelle vicende
che ineluttabilmente porta con sé la guerra
tanto da non farci più caso.
Eppure nel mio immaginario mi figuravo lo strazio
e la disperazione di quei poveri cristi, colpevoli
di nulla, o forse colpevoli di essere diventati
distanti da una guerra tanto disumana, trovati,
da tedeschi accecati dalla rabbia di quello che
loro sembrava un tradimento, in un pagliaio ahimé
vicino al camposanto, triste presagio. Ripercorrevo
con essi la strada mentr'erano in fila con le
mani in testa, muti e rassegnati. Forse mi passarono
vicino: la casa De Prospero dov'ero nato un mese
prima era diventata anche sede del comando tedesco,
e dunque luogo del primo interrogatorio. Poi un
sommario processo tra muti e sordi: gli uni a
parlare una lingua che gli altri non intendevano
o peggio che non volevano intendere. Però
la forma era salva. Infine gli occhi perduti nel
baratro dell'ignoto, disperati e increduli davanti
al plotone di esecuzione; chi sa cosa pensassero
quelli che stavano per sparare. Forse non pensavano
nulla: da una parte c'erano gli uomini e dall'altra
chi aveva dimenticato di esserlo.
Ecco dunque via via farsi strada in me il desiderio
che nascesse un qualcosa di materiale che ricordasse
non solo il loro ingiusto e doloroso sacrificio
ma che nel contempo non ci facesse scordare cos'è
la guerra, che può talora anche cominciare
con propositi giustificabili - non quella però
- ma che inevitabilmente pian piano riporta gli
attori indietro nel tempo a quel confine emblematico
tra l'essere umano e la bestia la quale dell'uomo
conserva solo la razionalità e i mezzi
per nuocere di più.
Finalmente dunque nasce questa memoria anche se
non per opera mia a causa dei miei impegni di
lavoro che non mi hanno quasi mai consentito di
essere presente per l'attuazione pratica: devo
ringraziare il Sindaco Arturo, così sensibile
e attivo, mia sorella e la sua famiglia e il Comitato
tutto.
Grazie infine anche a tutti voi che partecipate:
dopo sessant'anni e passa è stata resa
giustizia.
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Primo intervento di Maria Grazia Marchetti, Presidente
del Comitato Civico Cittadino
Motivazioni della manifestazione "Ricordiamoli
insieme"
L'iniziativa di rendere omaggio ai nostri concittadini
fucilati il 16 novembre 1943, iniziativa non mia,
ma di Osvaldo Marchetti, mi è sembrata
subito avvincente e irrinunciabile, tanto che
mi sono adoperata tempestivamente allo scopo di
rendermi conto del reale interesse da parte delle
famiglie nonché da parte dell'Amministrazione
Comunale.
I parenti contattati, pur nella comprensibile
sorpresa, hanno mostrato vivo compiacimento per
l'idea.
Il nostro Sindaco che già si era impegnato
nel restauro del cippo posto qualche anno dopo
l'eccidio, ha accolto con entusiasmo la proposta.
E' stato così fondato un Comitato di cittadini
allo scopo di elevare un monumento che ricordasse
il sacrificio di Ermete Scopino, Cristoforo Marchetti,
Giustino Piccoli, Sabatino Fantini, Carlo Scopino
e Pietro Piccoli.
Si intendeva, però, cercare di realizzare
non già un'opera di fattura comune e anonima,
ma una vera opera d'arte pensata, ispirata e sofferta
alla luce degli avvenimenti.
Proprio per accentuare la nostra e altrui attenzione
sull'aspetto commemorativo, sul ricordo del sacrificio
dei nostri concittadini, si è scelto di
evitare atteggiamenti di giudizio e di condanna
nei confronti dei tedeschi: migliaia, infatti,
sono le pubblicazioni in cui la critica storica
ha esercitato il suo pur giusto ruolo.
Il Comitato ha dovuto affrontare tutta una serie
di difficoltà logistiche che hanno creato
non pochi problemi; la sensibilità e la
grande disponibilità del Sindaco, la sua
dedizione alla iniziativa, il suo appoggio, il
suo impegno senza riserve hanno reso l'iter più
spedito.
Ed eccoci a vivere questo giorno in cui ricordiamo
e commemoriamo Ermete, Cristoforo, Giustino, Sabatino,
Carlo e Pietro.
Desidero sottolineare, a titolo personale, che
tutto l'impegno, la fatica, le inevitabili ansie
e incomprensioni, il tempo dedicato a questa impresa,
rappresentano il mio modo di manifestare ai nostri
Martiri un profondo rispetto e una commossa considerazione
per la loro triste sorte; vogliono, inoltre, essere
un appassionato omaggio al mio amato paese, al
suo laborioso passato, alle sue belle tradizioni,
alle nostre comuni, preziose radici che ci identificano
in modo indelebile e che devono costituire i punti
di forza di un rinnovato e più consapevole
spirito di appartenenza.
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Intervento testimonianza di Guido Saltelli
Oggi siamo qui in Montelapiano dinanzi a questo
solenne monumento eretto per rendere onore alla
memoria di sei figli della nostra particolarmente
nobile terra d'Abruzzo i quali la sera del 16
novembre 1943 furono trucidati barbaramente dalle
truppe naziste, perché stavano cercando
di vivere un momento di riscossa di quei valori
che la guerra, quella orrenda guerra, aveva già
da tempo così brutalmente offeso e distrutto.
Dal loro sacrificio si innalza, qui, con il nostro
raccoglimento, una lirica forse ancora più
alta e sublime di quella che Pietro Calamandrei
definì "silenzio dei torturati"
e "patto giurato fra uomini liberi"
con l'unico solo scopo di "riscattare la
vergogna e il terrore del mondo".
Da quel lontano novembre 1943 sono trascorsi fino
ad oggi circa 62 anni, ma 62 anni non sono niente
dinanzi alla Storia che "nell'ineluttabile
trascorrere del tempo" continua a proporre
alla memoria il sacrificio dei nostri fratelli
di Montelapiano ed il sacrificio di tanti altri,
uomini e donne, compiuto per restituire all'Italia
la sua indipendenza e la sua libertà.
In questo momento, personalmente ringrazio il
Sindaco, sig. Arturo Scopino, e il Presidente
del Comitato Civico nella persona della sig.ra
Maria Grazia Marchetti, per aver proposto e promosso
l'inclusione del mio nome fra i componenti del
detto Comitato Civico costituitosi nel settembre
dell'anno 2003 allo scopo di onorare degnamente
in Montelapiano la memoria del Sergente Maggiore
Ermete Scopino, dei Soldati Cristoforo Marchetti,
Pietro Piccoli e Giustino Piccoli, nonché
la memoria dei Civili Sabatino Fantini e Carlo
Scopino, tutti fucilati sul Ponte del Turcano
presso Villa Santa Maria la sera di quel 16 novembre
1943 e intanto, manifesto pubblicamente il mio
orgoglio per essere stato tra l'altro invitato
a partecipare a questa odierna solenne commemorazione.
Invero la Storia, come affermava Gian Battista
Vico fin dagli inizi del 1700 ha i suoi corsi
e ricorsi! Si perché in quello stesso novembre
1943, personalmente mi trovavo già da tempo
sfollato da Napoli, da dove provengo, soltanto
in compagnia dei miei nonni paterni, distante
da qui una settantina di chilometri in linea d'aria,
nelle vicinanze di Cassino e Montecassino, esattamente
a Roccasecca, dove l'asprezza del disastro bellico
si fece sentire con tutta la sua immane atrocità.
Ero infatti appena adolescente quando all'alba
del 16 febbraio 1944, ad opera di alcuni militari
delle SS naziste, conobbi la deportazione civile
nel campo di concentramento e smistamento di Ferentino,
da dove, dopo alcuni giorni, notte tempo, io,
i miei nonni anziani ed altri amici riuscimmo
a fuggire riparando nella vicina città
di Anagni dove in virtù dello Storico Diritto
di Asilo fummo accolti e finalmente, dopo qualche
mese, liberati dall'arrivo delle truppe alleate.
Queste nostre brutte vicende sono ormai soltanto
un triste ricordo ed oggi grazie alla Provvidenza
Divina e al sacrificio di tanti nostri fratelli
si è ricostituita anche la nostra Unità
Nazionale e la Libertà e la Pace sono valori
indiscutibili saldamente radicati in ciascun cittadino.
E' con questo spirito che Montelapiano, qui tutta
riunita, ringrazia solennemente i suoi caduti
del 16 novembre 1943 e ne affida, con questa cerimonia
e con l'opera della scultrice Igina Colabucci
Balla di Roma, il loro vivo ricordo ai posteri
e con il cuore traboccante di emozione grida forte
all'unisono: Viva Montelapiano! Viva l'Italia!
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Secondo intervento di Maria Grazia Marchetti
Presentazione dell'artista e dell'opera commemorativa
La nostra artista Igina Colabucci Balla
ha al suo attivo numerose mostre in campo internazionale,
ha ricevuto un gran numero di riconoscimenti,
ha vinto tra l'altro, il premio Personalità
europea per l'arte in Campidoglio nel 1993 ed
è stata insignita della Medaglia d'Argento
del Presidente della Repubblica per meriti artistici
nel 2002..
Allieva di Gino Marotta presso le Belle Arti,
è stata artisticamente vicina, tra gli
altri, a Sargentini e al grande scultore Peikof.
Nel 1974 l'accademia di Romania in Roma ospita
la sua prima personale. Tra il 1993 e il 2005
espone i suoi dipinti, le sue opere in bronzo
e i suoi gioielli presso il Complesso Monumentale
di S. Michele a Ripa (Ministero dei Beni Culturali
e Ambientali), presso le Sale del Bramante, presso
il Tempio di Adriano a cura della Camera di Commercio
per il Polo Museale Romano.
Il bellissimo catalogo delle sue opere è
stato presentato e commentato dai famosi critici
d'arte Maurizio Calvesi e Claudio Strinati.
Nel 2004 Igina Colabucci Balla è tra i
primi tre artisti nel concorso per la realizzazione
della statua di S. Caterina da Siena da collocare
nella Basilica di S. Pietro. In questa occasione
incontra Giovanni Paolo II al quale dona la "Maschera
della Sofferenza", una scultura in bronzo
che pur mostrando l'essenza trasfigurata del dolore,
rivela una straordinaria forza vitale.
Pochi mesi or sono Vittorio Sgarbi ha dedicato
alla nostra artista e alla sua opera pittorica,
che egli predilige, un ampio e lusinghiero commento
all'interno di una prestigiosa pubblicazione che
raccoglie notazioni critiche di diversi artisti.
La nostra Igina ha realizzato, su commissione,
diverse opere pubbliche bronzee: in Francia a
S. Paul de Vence ("Nike alata"), a Roma
al Palazzo dell'Ente Eur ("Adamo ed Eva"),
a Siena nella Chiesa di S. Rocco ("Monumento
al Pellegrino"), a Montalcino per la Parrocchiale
di Torrieri ("Via Crucis") ed ora l'opera
"Ponte" 2005 a Montelapiano.
Igina Balla è considerata uno dei più
interessanti artisti contemporanei che attingendo
alle teorie del classicismo ha saputo adattarle
al mondo contemporaneo.
Ci vorrebbero delle ore soltanto per elencare
le notazioni critiche sulle sue opere, ma oggi
dobbiamo lasciare lo spazio alla lettura e alla
ammirazione di quella che è adesso la Nostra
opera.
Ponte 2005 nasce da una profonda ispirazione
è, infatti, attitudine propria dell'autrice
aderire con immediatezza alle forme della realtà
per elaborarle e trasfigurarle in una ricerca
di verità. Grazie alla sua grande sensibilità
di artista ella ha interiorizzato i fatti, i luoghi,
le situazioni, le emozioni legate alla tragedia
umana dei nostri concittadini fucilati, ha filtrato
l'essenza più intima di quel dolore e lo
ha espresso nelle forme di una gestualità
drammatica piena di pathos. Questa è una
vera opera d'arte attraverso la quale Igina Colabucci
Balla ha voluto comunicare e partecipare a noi
tutto il doloroso, appassionato, processo creatico
che l'ha portata a plasmare il bronzo secondo
una concezione figurativa che le è propria
e che tutti possiamo apprezzare
e tuttavia
al di là della forma aderente alle sembianze
del reale, poeticamente espressa, suggerisce al
lettore meditazioni, riflessioni, emozioni.
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Intervento di Igina Colabucci Balla (vai
al sito dell'artista)
Dopo aver ascoltato il lungo racconto relativo
alla storia dell'eccidio che coinvolse, nel novembre
del 1943, sei cittadini di Montelapiano, dopo
aver visitato i luoghi dove si svolsero i fatti
e soprattutto dopo aver visto i resti del ponte
sul quale essi morirono, ho maturato l'idea della
realizzazione della mia opera che, come è
mia abitudine, non è solo "forma",
ma esprime anche "contenuti".
Il titolo "Ponte" racchiude in sé
più di un significato:
- "ponte" perché nel 1943, su
un ponte i sei vostri concittadini vennero fucilati
dai nazisti e il ponte fatto saltare in aria;
- "ponte" perché il ponte formato
dall'intreccio dei sei corpi dei martiri rappresenta
l'unione, la solidarietà e l'amicizia,
valori spezzati dalla crudeltà della guerra;
- "ponte" da ricostruire: la mia opera,
oltre che rappresentare l'evento cruento vuole
esprimere, attraverso la tensione delle mani nel
tentativo di ricongiungersi, l'invito e la speranza
che il "ponte" della solidarietà
e dell'amicizia possa ricostituirsi.
Il luogo scelto per la collocazione dell'opera
è fondamentale frutto di tre osservazioni.
La prima è che il luogo dovesse essere
"importante", perché importante
è l'evento storico che viene ricordato:
quindi quale luogo migliore di Piazza Palazzo
che si apre improvvisamente alla vista dopo una
suggestiva salita che conduce alla parte più
antica e panoramica, nel cuore della cittadina?
La seconda osservazione è che il luogo
che dà la migliore garanzia che la memoria
storica dell'evento si conservi nel tempo è
quello dove la frequentazione è costante:
e dunque quale posto migliore di questa piazza
in cui l'arredo urbano e la presenza delle panchine
sta già ad indicare l'abitudine dei cittadini
a sostarvi per conversare ed ammirare la bellezza
del paesaggio?
La terza osservazione, infine, è di carattere
estetico: un'opera scultorea, per essere fruita
al meglio, ha bisogno di non essere soffocata
da impedimenti architettonici, ma necessita di
uno spazio aperto intorno a sé: quale luogo,
allora, migliore di questo che offre un panorama
così suggestivo a sfondo dell'opera che,
a sua volta, essendo una struttura aperta ("ponte"
appunto) non lo occlude alla vista ma lo arricchisce
divenendone parte integrante?
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